

TopHost, un hosting economico, pratico, quasi completo ma...
Qualche anno fa fui catturato dall’offerta allettante di TopHost.it, un servizio di hosting che nel tempo ha conquistato una certa fama, nel bene e nel male, e che io stesso ho a lungo pubblicizzato fra amici, conoscenti, colleghi e lettori (organizzai persino una campagna promozionale su un paio di speciali realizzati per Future anni fa). Avevo ormai toccato la quota degli oltre cento domini, compresi quelli facenti parte del mio network di oltre 50 blog, e non mi è sfuggito il ‘degrado’ dei servizi che ha finito, ovviamente, con il penalizzare anche la visibilità dei siti da me realizzati, blog compresi. Difatti, una rapida occhiata alle statistiche di Google Webmaster ha rivelato che i crawler del motore si ritovano quasi sempre davanti a un sito ‘inaccessibile’, e questo vale sia per i siti con un certo traffico sia per quelli relativamente tranquilli. Inoltre, quando il network dei blog era attivo, spesso sia io sia il team dei collaboratori riscontravamo il ‘blocco’ dei nove blog allora attivi, trovandoci nell’impossibilità di caricarne le pagine. In questi giorni ho utilizzato uno dei domini/spazi ancora giacenti sul mio account di TopHost, questo che ospita il blog appunto, e mi sono già accorto che ci sono degli errori in WordPress derivanti da una scarsezza di risorse, e risolvibili solo modificando il file php.ini, che ovviamente è inaccessibile in un hosting condiviso di questo tipo.
Ma non è solo questa limitazione a fare da deterrente e costringermi a migrare poco a poco tutti i domini altrove: c’è quella, per esempio, dell’impossibilità di gestire semplicemente i DNS (nameserver) e far puntare un dominio acquistato come tale su un altro hosting, integralmente, come invece posso fare da Aruba (che uso soltanto per registrare i domini non registrabili nel mio account principale USA, ovvero i .it, .biz, .eu ed eventuali altri). Anche per questo blog, quindi, mi vedrò costretto a traslocare, così come per tutti gli altri ancora presenti su TopHost, e a questo punto non mi sento i consigliare tale servizio se non per qualcosa di meramente amatoriale che prima o poi eventualmente andrà addirittura rimosso o, appunto, traslocato.
A quanto pare c’è una possibilità di reimpostare i DNS e conservare i domini su TopHost facendoli puntare correttamente su DreamHost, in tal caso mi limiterò a fare un downgrade conservando, appunto, i domini e utilizzando l’hosting di DH ed eventualmente anche il loro servizio email basato su GMail.